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19/08/2017

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Paolo Piani: quando la poesia scorre nelle vene

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BLOG | 09/04/17

Paolo Piani, "bosach" di nascita, ex bancario, felicemente pensionato e terribilmente appassionato di poesia dialettale.

Conosco Paolo da tanti anni, da quando andavo nel suo ufficio per motivi di lavoro. Poi abbiamo collaborato nella Fondazione Albosaggia, quando era agli albori, per allestire i Mercatini di Natale. Ricordo ancora che con il suo mitico Ape, eravamo andati all'Oasi del Gabetto a raccogliere rami di agrifoglio per decorare le facciate del Municipio di Albosaggia.

E al Lago della Casera, per i suoni delle Orobie, quando anche Ermanno Olmi fu ospite per girare alcune scene delle "Rupi del Vino", Paolo volontario come me, scattò bellissime foto al pianoforte portato in quota da un elicottero e al bellissimo panorama che la natura regala in quei luoghi ancora quasi incontaminati.

Paolo è una persona sempre sorridente e ottimista di natura. Ha sempre la battuta pronta, ti trasmette allegria anche solo con il suo sorriso.

Capita spesso di vederlo camminare in giro per il paese di Albosaggia, con il suo fedele cane. Lo riconosci da lontano perchè lui non passeggia, lui marcia. 

Una camminata veloce perchè altrimenti non renderebbe....

Paolo è molto generoso ed altruista. Se c'è da aiutare qualcuno non si tira indietro, anzi. E poi c'è una cosa che mi piace tanto di lui...dice sempre quello che pensa, senza tanti giri di parole.

E' molto conosciuto in paese ma anche fuori, proprio per la sua simpatia e per la sua grande capacità di raccontare barzellette ma soprattutto di scrivere poesie e parodie in dialetto.

Riesce sempre ad accostare la rima giusta.

Ho avuto il privilegio della sua stimata collaborazione per il Calendario Valtellinese 2016. Le sue favole di Esopo e Fedro rivisitate in dialetto "bosach" hanno dato il tocco sorridente al calendario.

Ho conosciuto anche altre sue poesie famose: L'ode alla carriola, l'ode alla motosega, San Bello, il Bosone di Higgs, la Sassella, il Catamarù....che tutti coloro che vivono o hanno vissuto in Albosaggia conoscono anche solo per sentito dire, per le sue conclamate doti fisiche.....(non entro nei particolari, lascio spazio all'immaginazione).

Tornando alle poesie di Paolo, la sua passione lo ha portato nuovamente a partecipare al concorso di poesia dialettale appena concluso a Sondalo. Non era nuovo a questa esperienza, avendo già partecipatoa tutte e 6 le edizioni del concorso. Alla 1^ edizione si classificò 2° con l'Ode alla Carriola e nel 2016 ancora 2° con il Tempio (dedicato...al tempio crematorio)

Questa volta è arrivato 3° con "li mudandi de la suora". Assolutamente da leggere ad alta voce ....il sorriso è garantito.

Ecco la poesia con relativa traduzione per chi non conoscesse il dialetto di Albosaggia

 

LI MUDANDI DE LA SUORA                                                LE MUTANDE DELLA SUORA

(sottotitolo: tϋti a mì, li me capita!)                                        (sottotitolo: càpitano tutte a me!)

 

 

 “Ma che spuzza,  ma che odòor!                                               “Ma che puzza, ma che odore!

Oh Signor, oh Signor!                                                                 Oh Signore, Oh Signore!

Ma a chi dobbiamo questo effetto?”                                           Ma a chi dobbiamo questo effetto?”

“Suora! Suora!  … è il Paoletto!”                                                “Suora! Suora! … è il Paoletto!”

 

(… già ilura, di amìis e de la sèrva                                              (… fin d’allora, degli amici e della serva

se podeva fidass … ma con risèrva!)                                          ci si poteva fidare … ma con riserva!)

“Mi v’ho ciamadi, ma me cà sentùut,                                          “Io vi ho chiamate,  non mi avete sentito

ho resistìit … fin cà ho pudùut! ”                                                 fin che ho potuto … ho resistito!”

 

“Cari bambini, par endàa al cess,                                               “Cari bambini, se ai servizi dovete andare

ghe da domandàa ol nos permess!”                                           prima il  permesso dovete domandare!”

Iscé l’ era stacia de li suòri la tiritéra,                                          Questa era stata delle suore la tiritera,

ol prϋm dì de asilo, con facia sevéra …                                       il primo giorno d’asilo, con faccia severa …

 

 

E adess: “Non piangere , non aver paura,                                   Ed ora: “Non piangere, non aver paura,

Paolino bello, son  cose di natura!”                                              Paolino bello, son cose di natura!”

Iscé Suor Gioanina la me consolava,                                           Così Suor Giovannina mi consolava,

entàat cà  Suor Anna, lì la me lavava!                                          mentre Suor Anna proprio lì mi lavava!

 

Ma podévi cà giràa con fò i ciapèt:                                               Ma non potevo girare con nudo il culetto:

li vargogni se da piacàa … par respèt!                                         le parti intime vanno nascoste, per rispetto!

Suor Placida, de tuti la meno granda,                                          Suor Placida, di tutte la più piccolina,

dal  casèt la tiràat fó la sua mudanda’;                                         dal cassetto ha preso la sua culottina;

 

ma mi sevi òlt  come en cavagn;                                                  ma io ero alto come due biglie;

li me ruava fin giò al calcagn,                                                       mi arrivavano fin giù alle caviglie,

sóta al scosalìi azzurro da mascìi:                                                sotto al grembiulino azzurro da maschietto:

… s’eri propi en bèl spètacol da vidìi!                                           … vedermi faceva proprio un bell’effetto!

 

Una de li suòri, par en sentéer pöch usàat,                                  Una delle suore, per un sentiero poco usato,

fin giò a cà mia la ma compagnàat,                                              fino a casa mia mi ha accompagnato,

sensa encuntràa anema del Paradìis …                                       senza incontrare né conoscenti né amici …

… ma entàat la ós  l’eva mess li radìis!                                         … ma intanto la voce aveva messo radici!

 

Sóta la scèndra, agn e agn l’è cϋada,                                           Sotto la cenere, anni e anni ha covato

‘sta storia misèra  e disgraziada;                                                   questa storia triste, di me disgraziato;

come n’umbrìa la siguiva i mei pass                                              come un ombra che i miei passi conduce,

par speciàa ol moment da palesass:                                             attendeva il momento di venire alla luce:

 

“Al par brao, ma l’è ‘n  balóos;                                                    “Sembra un bravo ragazzo, ma è uno creanzato;

sta bée atènta a fal moróos!                                                          stai ben attenta a volerlo per fidanzato!

Cara fiöla, te racomandi …                                                             Mia cara figlia, ti raccomando: quel malanno

a cà la suora al ga maiàat fò li mudandi!”                                     anche alla suora ha sottratto le mutande con l’inganno”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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