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28/06/2017

S. Attilio

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Caiolo

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TERRITORIO

Caiolo

Caiolo e' un paese di antiche origini , come dimostrano i ritrovamenti di monete di conio romano e di altri reperti. Nel territorio fu anche rinvenuto un PAAL-STAB, specie di coltello usato dai Galli durante i loro riti sacri. I primi documenti storici, riguardanti il paese, risalgono all'anno 1000. Anticamente denominato SOLTOGIO, l'abitato assunse l'attuale denominazione soltanto in quel periodo, come risulta da un documento dell'anno 1024. Nell'anno 1202 il Vescovo di Como Guglielmo concesse l'antico feudo, comprendente il territorio di Soltogio, ad un componente della famiglia Capitanei. "Un ramo de Capitanei di Sondrio e Berbenno vantavano nel gennaio 1307 il diritto di decimare in territorio oltre l'Adda in monte di Calliolo e Soltogio, nonche' in Cayllo, e il possesso di una terra campiva e boschiva con sedimine in Caylli ove diucevasi in Piazzabella, confinante a mattina con la Valle del Liuro, a mezzodi' con proprieta' del comune di Andevenno e tenuta da Martino de Santogalo, a sera via comune e a nullora il comune di Andevenno."Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Caiolo

San Vittore

Vittore il Moro, o anche Mauro ("della Mauretania") (Mauretania, III secolo – Lodi Vecchio, 303), è stato un soldato romano di stanza a Milano all'epoca di Massimiano, che subì il martirio per la fede cristiana come gli altri martiri Naboree Felice. La sua vita e il suo martirio vengono descritti da Ambrogio da Milano, in particolare nell'inno Victor, Nabor, Felix pii. Quando Massimiano diede avvio ad una delle ultime persecuzioni, Vittore pur affermando la propria fedeltà all'imperatore per tutto ciò che riguardava la sua vita civile e la disciplina militare, rifiutò di abiurare la propria fede.

Arrestato, minacciato di tortura e lasciato per più giorni privo di cibo e bevande, anche quando fu condotto al Circo, al cospetto dello stesso imperatore Massimiano Erculeo, continuò a rifiutarsi di sacrificare agli idoli, e venne sottoposto ad atroci tormenti (tra l'altro gli fu versato piombo fuso sulle piaghe).

Nonostante ciò, riuscì ad evadere, ma dopo breve tempo venne scoperto, arrestato e decapitato. La tradizione vuole che il suo corpo fosse lasciato insepolto, ma sia stato ritrovato, intatto, dal vescovo di Milano, Materno, che lo seppellì in un sacello che venne poi denominato, per le sue ricche decorazioni a mosaico, San Vittore in Ciel d'Oro (oggi incorporato nella basilica di Sant'Ambrogio).

Il culto di san Vittore ebbe una larga diffusione, soprattutto su impulso di Ambrogio, che volle seppellire accanto a lui il proprio fratello Satiro. Molte chiese furono dedicate a san Vittore a Milano e nella diocesi ambrosiana, a tal punto che la presenza di chiese o edicole a lui dedicate viene considerata una prova dell'appartenenza (oggi o nel passato) di un territorio alla suddetta diocesi (Ubi Victor, ibi ambrosiana ecclesia).

Si dice a Caiolo:

  • Abrì gnànca un fil, macc' adacc' adacc', giügn slarga el pügn, lüi giòo in del büi (ad aprile non scoprirti neppure un filo, maggio poco a poco, a giugno allarga il pugno, a luglio buttati nella fontana)
  • In del més de ginée el gela via i pée (Nel mese di gennaio gelano i piedi)
  • Quant el cucù el canta el ghè disgràzia tanta (quando canta il cucù porta molte disgrazie)
  • S'el canta miga el cucù el vint d'aprìl u che l'é mort u che l'é ferìi (se non canta il cucù al venti d'aprile, o è morto o è ferito)