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17/10/2017

S. Ignazio d'A., S. Rodolfo

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Chiavenna

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TERRITORIO

Chiavenna

Posta all'estremo lembo settentrionale di Lombardia, che con la sua valle si incunea nel cantone svizzero dei Grigioni, Chiavenna, "Clavenna" per i Romani, fu un importante centro di transito fin dall'epoca di Augusto tra la pianura Padana e il nord Europa. Costituisce il centro della Valchiavenna, composta a sua volta da tre valli minori: il Piano di Chiavenna a sud, dove anticamente continuava il lago di Como (oggi sopravvive il lago di Mezzòla), la val San Giacomo verso il passo dello Spluga e la val Bregaglia verso il passo del Settimo un tempo (oggi percorso da un sentiero turistico) e verso quello del Maloja, accesso all'Engadina. Quest'ultima valle, infatti, è divisa dal confine di stato, che fu stabilito dall'imperatore Ottone I fin dal 960.Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Chiavenna

San Lorenzo

Lorenzo fu uno dei sette diaconi di Roma, dove vennemartirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall'imperatore romano Valeriano nel 257. La Chiesa cattolica lo venera come santo.

Le notizie sulla vita di san Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei.

Ancora giovane, fu inviato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; fu qui che conobbe il futuro papa Sisto II. Questi insegnava in quello che era, all'epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati. Tra maestro e allievo iniziò un'amicizia e una stima reciproche. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, di cui beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Si dice a Chiavenna:

  • Dì crescent, dì spungent (giorni crescenti, giorni pungenti: a gennaio le giornate si allungano, ma fa molto freddo)
  • Trun d'avrìi arch archìi, trun de mac’ gerl e campàc, (tuoni di aprile archi e archetti [della vite], tuoni di maggio gerla e campaccio)
  • "L'è méi sta ai prüm dagn" (E' meglio stare ai primi danni, cioè non insistere se le cose vanno male )
  • "Mèng(i)ä, bef e tàasc’, se te vö vif in pàasc’ " (mangia, bevi e taci, se vuoi vivere in pace)
  • "Tüti i salmi i van in glòria, tüti i fèst in paciatòria". (Tutti i salmi finiscono in gloria, tutte le feste in baldoria).
  •  "De na cativä anàdä as ven föör, ma de na catìvä nòmminä gnèncä dòpo mòort". (Da una cattiva annata si viene fuori, ma da una cattiva reputazione neanche dopo morti).
  • "La canìnä, màrä a la bóccä, dùlzä in tinä". (l'uva canina è amara in bocca, ma è dolce quando fermenta nel tino).
  • "La pièntä la va indrizadä da pignä" (La pianta va drizzata da piccola).
  • "Na mèn làvä l'òlträ e tücc’ do li lavän la fàcc(i)ä." (Una mano lava l'altra e tutte due lavano il viso)
  • "Se i štarnàdän i àsän al ven al bel téemp". (se starnutano gli asini viene il bel tempo)
  • "ün po par ün al fa ma a nisün" (un po' per uno non fa male a nessuno)
  • "Al bèl al fa ben domà in di öc’ " (il bello fa bene solo agli occhi).
  • "San Màuro al va a la comandàa, sant’Antónni al va a la töó, san Baš-cèn al va a la pagàa". (s. Mauro va a comandare, s. Antonio a prendere, s. Sebastiano a pagare la neve).
  •  "Dòppo favògn al ven dre grogn". (Dopo il favonio viene il broncio, cioè la neve o vento molto freddo).
  • A vistì na fascinä la soméià na reginä (a vestir bene una fascina sembra una regina)
  • Chi ha témmä a fa par i oltär, i fèn gnènch par lùur (chi teme di fare per gli altri, non fa neppure per sé)
  • Dòppo dinadàa tüc’ i di l'è carnevàa (dopo Natale tutti giorni è carnevale)
  • El frécc el la mangia minga l’ors! (il freddo non lo mangia l’orso)
  • Tròt d’asän e serén de ğnadéc póch chi düra (trotto d'asino e sereno improvviso dura poco)
  • Trun de mac’, gerl e campàc (tuono di maggio, gerla e campaccio per mettere al riparo il fieno)