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28/06/2017

S. Attilio

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Grosio

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TERRITORIO

Grosio

Antico e grosso borgo che riveste una grande importanza nel panorama archeologico, artistico e storico della Valtellina. Paese di antiche origini (la zona di Grosio fu abitata in epoca preistorica), dal 1355 fu feudo dei Venosta e nel 1600 ebbe importanti rapporti con Venezia. Paese che diede i natali al più celebre pittore valtellinese: Cipriano Valorsa, valorizzato solo nel 1800, fu definito il Raffaello della Valtellina, e per la sua pittura tipicamente religiosa gli è valsa la qualifica di Pittore Devoto. Questo paese offre ancora intatti quei caratteri di cordialità, solidarietà e tradizioni vive, tanto da costituire uno dei più caratteristici della valle. Inoltre l'amenità dei luoghi, i monumenti, l'ottima cucina locale, sono un buon motivo per fermarsi in visita o per una vacanza estiva. Attività principali sono l'agricoltura e l'artigianato; grazie a un territorio ricco di pascoli e prati, Grosio ha un pregevole patrimonio bovino. Di notevole importanza sono le incisioni rupestri risalenti all'età del bronzo e del ferro, incisioni che insieme ai resti di due importanti castelli (nuovo e vecchio) medioevali, si trovano su un promontorio roccioso tra Grosotto e Grosio, espressione di una concentrazione di millenni di storia locale e della Valtellina intera.Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Grosio

San Giuseppe

San Giuseppe, secondo il Nuovo Testamento, è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Il nome Giuseppe è la versione italiana dell'ebraico Yosef, attraverso il latino Iosephus. San Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente riconosciuti come Sacra Famiglia. Secondo la tradizione degli apocrifi, in particolar modo il Protoevangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. Gli apocrifi cercavano in tal modo di giustificare la presenza di fratelli di Gesù nei Vangeli. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione (come ben mostrato nei mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora, a Costantinopoli), mentre la Chiesa cattolicarifiuta questa interpretazione, e sostiene che si trattasse di cugini o altri parenti stretti (in greco antico vi sono due termini distinti:adelfòi, fratelli, e sìnghnetoi, cugini, ma in ebraico e in aramaico una sola parola, ah, è usata per indicare sia fratelli sia cugini. Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all’altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto. Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l’ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d’età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.

Si dice a Grosio:

  • "Al sanq l’è miga aqua" (il sangue non è acqua).
  • "La nìbia l’è la tempesta segréta" (la nebbia è come una tempesta invisibile, rovina i raccolti)
  • "Per san Simón e Giùda strépa i ràvi da la cultùra, se te spécies fin ai Sant, ti streperàs piangènt, se te spécies fin a sant Martin, ti streperàs cul zapìn". (In occasione della festa dei ss. Simone e Giuda strappa le rape dai campi, se aspetterai fino a Tuttisanti piangerai per strapparle e se poi aspetti fino a s. Martino, allora dovrai utilizzare l'arpione dei boscaioli, perché il terreno sarà gelato).
  • "Per san Maté i crudèli a tre a tre". (A San Matteo cadono a tre a tre le prime castagne)
  • A sant Antòni un'óra bóna e a santa Nésa un'óra distésa (a sant'Antonio il giorno si è allungato di un'ora buona ed a sant'Agnese di un'ora distesa)
  • I dì de feurèr i g'à de èser: sèt bruchégn, sèt gelégn, sèt feurégn e sèt remulégn (i giorni di febbraio devono essere sette nevosi, sette di gelo, sette di freddo e sette di disgelo)
  • I ùltim tre dì dela luna de mars e de quéla de setémbre í domina sés més per un (le condizioni di tempo degli ultimi tre giorni della luna di marzo e di quella di settembre influenzano l'andamento meteorologico dei rispettivi sei mesi successivi)
  • San Gregòri al mena quarantena giùsta, se san Giufèf nò la desgiùsta (le condizioni climatiche del giorno di s. Gregorio perdureranno per 40 giorni, se non saranno variate dal giorno di s. Giuseppe)
  • San Matìa sfracagiasc', se no ghe n'è al se n' farà (san Mattia rompi-ghiaccio, se non c'è ghiaccio, se ne farà)
  • Sant Antòni e santa Nésa l'é i mercànt de la néf (sant'Antonio e santa Agnese portano neve)
  • Sèn Gergòri al ména quaranténa giusta, se Sèn Giusèf nò la desgiùsta (dopo san Gregorio per 40 giorni il tempo si mantiene costante, se non varia a san Giuseppe)
  • ùI dì de feurèr i é sèt bruchègn, sèt gelégn, sèt feurégn e sèt remulègn (i giorni di febbraio sono sette nevosi, sette di gelo, sette di tempo brutto e sette di disgelo)
  • “L’è mèi vanzà d’en balòs che duà dàghen a ‘n galantùm” (è meglio avere un credito con un briccone che avere debiti con un galantuomo)