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20/10/2017

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Grosotto

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TERRITORIO

Grosotto

Il nome del paese che compare per la prima volta in un documento del 1080 è ROSETUM. Ebbe come primi abitatori i Liguri, ai quali si sostituirono gli Umbri, gli Etruschi, i Reti e i Celti. In seguito, al tempo dell'imperatore Augusto, tutta la Valtellina venne occupata dagli eserciti romani. Alla caduta dell'impero romano occuparono la valle i Goti, gli Unni, gli Ostrogoti, i Franchi, i Longobardi ed infine i Carolingi, sotto i quali Grosotto " divenne feudo del convento di S.Dionigi in Francia. Ai Carolingi successero gli Ottoni e Grosotto passò sotto il dominio della città di Como. Uno dei primi nuclei dell'abitato fu probabilmente quello che si costituì attorno alla chiesa di S. Martino (nella parte ovest del comune), demolita nel 1597 perché minacciata dalle piene del fiume Adda. Nel 1631 morirono in Grosotto per la peste più di 500 persone. Nel 1639 la Valtellina ritornò sotto il dominio dei Grigioni per poi entrare a far parte nel 1797 della Repubblica Cisalpina, successivamente del Regno Italico e infine dell' Austria (1815- Congresso di Vienna).

santo patrono Grosotto

Sant'Eusebio

Sant'Eusebio di Vercelli (Sardegna, 283 circa – Vercelli, 1º agosto 371) fu il primo vescovo dell'allora appena sorta Arcidiocesi di Vercellidel IV secolo, patrono di Vercelli oltre che primo vescovo e patrono della intera regione Piemonte. Esponente principale della lotta contro l'eresia ariana, fu anche fondatore del sito dove sorgerà il futuro Santuario di Oropa (vicino a Biella) e del culto mariano della Madonna nera in Piemonte. Fu proclamato santo dalla Chiesa cattolica.

Secondo la tradizione agiografica, Eusebio nacque in Sardegna quindi si sarebbe trasferito con la madre e la sorella minore a Roma, subito dopo il martirio di suo padre: nell'Urbe, egli fu prima lettore, ordinato sacerdote da papa Marco e consacrato vescovo da Giulio I (15 dicembre 345).

Non si hanno notizie del suo episcopato prima del 354, tuttavia egli viene menzionato ufficialmente in una lettera da Sant'Ambrogio, che lo elogia per aver imposto agli ecclesiastici della sua diocesi la vita comune, come per i monaci, secondo il modello delle chiese orientali: per questo motivo, è anche onorato come co-fondatore del loro ordine dai Canonici Regolari di Sant'Agostino.

Nel primo cristianesimo piemontese, Eusebio divenne uno strenuo oppositore dell'arianesimo, nonché sostenitore del simbolo niceno. Fu inviato da papa Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari in missione dall'imperatore Costanzo II, per chiedergli la convocazione di un concilio che mettesse fine alla controversia tra ariani (peraltro sostenuti dallo stesso imperatore) e gli ortodossi orientali, al quale Eusebio fu teologicamente più affine. Tale concilio si celebrò a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli stessi editti conclusivi. Ne nacque quindi un conflitto con Costanzo II, che fu costretto a esiliarlo in Terra santa, e precisamente a Scitopoli, in Palestina.
Qualche anno dopo fu poi trasferito in Cappadocia, quindi nella Tebaide egizia, fino al 361, anno della morte di Costanzo II. Il suo successore, l'imperatore Giuliano, mise fine al suo esilio, e gli consentì, quindi, di riprendere possesso della sua sede vescovile.

Tornato in Piemonte, Eusebio si portò dietro il culto orientale dell'allora appena sorta iconografia della venerazione mariana della Madonna Nera, il cui volto scuro ha varie ipotesi di origine. Secondo questa tradizione, lo stesso si portò dietro dalla Terra santa una di queste raffigurazioni, probabilmente una statua, durante una delle fughe dalle persecuzioniariane; sempre secondo la tradizione, tale statua fu inizialmente nascosta presso la cittadina valdostana di Fontainemore, località ancor oggi devota a tale culto, e quindi custodita sui monti biellesi presso quello che, in futuro, si svilupperà come il noto sito del Santuario di Oropa.

Eusebio fu un vescovo molto stimato, tanto che diventerà noto non solo come santo, ma addirittura come patrono della stessa regione Piemonte.

L'ultima sua comparsa documentata fu al concilio episcopale di Alessandria, dove decise di perdonare i vescovi ariani che lo attaccarono, purché ritornassero allo stato laicale. Eusebio morì in Vercelli nel 371, ma le sue reliquie furono rinvenute soltanto durante la ricostruzione del Duomo della città, e cioè intorno al XVI secolo.