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28/06/2017

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Verceia

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TERRITORIO

Verceia

In latino il paese è indicato come Vercilia, forse da un nome personale, ma è stata anche avanzata l'ipotesi di una derivazione legata a Sceglio, località, una volta permanentemente abitata, sul monte a est di Verceia: "versus Cilium", cioè verso Sceglio. Nel 1092 è citato come "fundo Vercelli" e fu "cantone" del comune di Lezzeno Superiore o Novate fino alla seconda metà del '600, quando divenne comune autonomo. Nel '600 durante le guerre tra Francia e Spagna fu occupato dapprima dagli Spagnoli che dominavano nel vicino stato di Milano, poi dai Francesi, alleati della repubblica di Venezia e dei Savoia nella lega di Avignone. Nel 1625 il colonnello tedesco Pappenheim, al servizio degli Spagnoli, riconquistò Verceia ricacciando gli occupanti avversi fino a Traona. In seguito a quella vittoria fece eseguire una tela che lo raffigura tra i santi a cui sono dedicate le chiese dell'originario comune di Lezzeno Superiore. La pala, già a Novate, è ora nell'abside della chiesa di San Fedele a Verceia, di origini romaniche, come hanno appurato recenti scavi, ampliata nel 1724 e restaurata nel 1898. All'ingresso meridionale del paese, presso una fontana pubblica, due lapidi ricordano il luogo dove il 22 ottobre 1848 duecento volontari valchiavennaschi tentarono di resistere al rientro degli Austriaci al comando del chiavennasco mazziniano Francesco Dolzino. A monte passa la strada dei cavalli, utilizzata fino alla costruzione della strada ottocentesca sotto gli Austriaci. Poco a nord, tra le gallerie della vecchia statale a lago e quella della ferrovia, fu scavata nel 1917 una serie di cunicoli nell'ambito della cosiddetta Linea Cadorna per interrompere con la dinamite il passaggio delle truppe tedesche nel caso avessero scelto come via di invasione l'Engadina e la Valchiavenna. Nella valle dei Ratti due sono le località principali, un tempo sempre abitate: Frasnédo a quota 1287 con la chiesetta dedicata alla Madonna della neve nel 1677 e con campanile del 1844, e Foppaccia con chiesetta eretta in onore di Sant'Anna nel 1762Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Verceia

San Fedele

San Fedele di Como (... – Sorico, III secolo) è stato l'evangelizzatore della Chiesa di Como, martire ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano.
Le notizie sul suo conto sono scarse e, in parte, contraddittorie.
Un primo elemento accertato è che egli sia stato convertito al Cristianesimo da Materno, poi vescovo di Milano dal 316 al 328 e predecessore di Ambrogio.
Un secondo elemento accertato è che egli rivestisse un incarico di stato.
Un terzo elemento riguarda la missione che Materno gli avrebbe affidato di evangelizzare il municipium di Como e la sua vasta provincia (Bellinzona, Valtellina, ...), ancora largamente pagana.
Un quarto elemento riguarda il martirio, avvenuto sulle rive del lago di Como. Ennodio (morto del 521), narrando la vita di Sant'Antonio di Lerino, ricorda che il suo primo rifugio fu presso la sepoltura di San Fedele, nel punto in cui "il Lario depone la minaccia dei suoi bianchi arieti, quando la terra gli oppone il duro freno delle rive". La descrizione corrisponde all’antico punto terminale settentrionale del Lago di Como (che, allora, non era diviso dall'attuale Lago di Mezzola e, quindi, guadagnava circa 10 chilometri verso nord). Ed esattamente lì, nel 964, venne dissepolto un antico sacello, che conservava le reliquie del santo. Il sacello venne sostituito con l'ancora esistente Oratorio di San Fedele sull'ultimo lembo costiero nord del comune di Sorico. Le reliquie vennero trasportate a Como e custodite nella chiesa a lui dedicata, già Chiesa di Santa Eufemia;nel 1572, San Carlo Borromeo pretese la traslazione dei resti a Milano.

(Fonte:Wikipedia)