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28/06/2017

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Vervio

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TERRITORIO

Vervio

Percorrendo la Statale che da Tirano porta a Bormio, sul versante retico, ai piedi del monte Masuccio e alla destra del fiume Adda, sorge Vervio. Questo borgo, sorto intorno all'anno 1000, appartenne, come feudo, alla famiglia Venosta e, in seguito, venne assegnato a Gabardino, il capostipite del ramo dei Venosta di Vervio. Dipese dalla pieve di Mazzo e ne segui le sorti politiche. Piccolo borgo rurale, il paese presenta qualche resto di dimore signorili appartenute ai Lavizzari. La chiesa parrocchiale di S. Ilario è originaria del Trecento ma è stata rimaneggiata in vari periodi. II campanile barocco non maschera quello romanico, trasformato e sopraelevato nel XVII secolo. All'interno custodisce un trittico intagliato e dipinto che risale al Cinquecento. In aperta campagna, presso il cimitero, si trova la chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova. Salendo da Vervio si raggiunge la nota contrada di Rogorbello (750 s.l.m.) con la sua chiesa barocca dedicata a San Sebastiano. Da Rogorbello si giunge ai maggenghi di Susen (1508 s.l.m.); qui sorge una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie la cui festa, nella prima domenica di agosto, è motivo di una sagra popolare molto sentita dagli abitanti di Vervio. La strada sterrata prosegue sino al rifugio e alla malga Alpe Schiazzera (2050 s.l.m.), meta escursionistica estiva e centro agroturistico. Da qui si può raggiungere, percorrendo il sentiero Italia, la Val Grosina, i laghi di Schiazzera (2392 s.l.m.), da dove, attraverso un piccolo sentiero, si può accede alla la valle Elvetica di Poschiavo.

santo patrono Vervio

Sant'Ilario

lario di Poitiers (Poitiers, 315 circa – Poitiers, 367) fu vescovo di Pictavium (l'attuale Poitiers), teologo, filosofo e scrittore; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Comunione anglicana ed è stato proclamato dottore della Chiesa.
Proveniente da una famiglia aristocratica gallo-romana, Ilario fu subito attratto dalla filosofia. Era sposato e padre di una bambina di nome Abra quando i religiosi della sua comunità lo acclamarono vescovo di Poitiers nel 353. Prese sotto la sua protezione san Martino, futuro vescovo di Tours.
Ancora poco addentro ai problemi della fede, scoprì solo nel 354 il simbolo di Nicea. Fu presente al sinodo di Béziers nel 356, come al concilio di Seleucia in Isauria nel 359, dove ottenne l'unità tra i sostenitori del simbolo di Nicea e chi sosteneva che il Cristo era simile nella sostanza al Padre. A causa della sua forte opposizione all'idea ariana, per cui fu soprannominato l'"Atanasio dell'occidente", nel 356 venne mandato in esilio in Frigia dall'imperatore Costanzo II.
Nei cinque anni seguenti ebbe modo di approfondire il pensiero dei padri orientali, maturando dentro di sé i frutti che gli permisero di scrivere la sua opera più famosa Sulla Trinità (De Trinitate).
La Chiesa cattolica e quella anglicana lo ricordano il 13 gennaio, suo dies natalis, ma fu iscritto nel Martirologio romano alla data del 14 gennaio. Fu dichiarato dottore della Chiesa dal papa Pio IX nel 1851.