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18/11/2017

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Montagna In Valtellina

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TERRITORIO

Montagna In Valtellina

Montagna in Valtellina, è uno dei centri più pittoreschi della media Valtellina, posto sulla celebre strada dei Castelli, che si snoda sul versante retico dell’Adda, ad un'altitudine di 400/500 metri sul livello del mare, collegando Sondrio Montagna, Poggiridenti, Tresivio e Ponte in Valtellina, per scendere poi sulla Statale n. 38, in corrispondenza di Chiuro e di qui risalire verso Teglio; dai terrazzi ariosi la vista spazia sul fondovalle, sul versante Orobico e sulle Alpi. Il territorio di Montagna, oltre al capoluogo, comprende diversi nuclei abitati, di cui i principali sono: Montagna Piano, ubicato lungo la Strada Statale n.38, a poco più di 2 Km dal centro abitato di Sondrio ,a 291 m . s.l.m.; la contrada Madonnina, a 556 m. s.l.m.; la contrada Cà Vervio, a 667 m. s.l.m.; la contrada Cà Paini, a 622 m. s.l.m., suggestivamente distribuite lungo le pendici del versante Retico. Il toponimo Montagna ("Montania") compare per la prima volta in un documento del 917, quindi nel 1016 ("Guida turistica di Sondrio "Sondrio 1979). La storia del paese nel Medioevo è legata ad alcune famiglie, i De Capitanei di Sondrio, a cui diedero il territorio in feudo, i Vescovi di Como, i De Piro, fondatori dell'omonimo castello, gli Interiortuli, i Malacrida e i Venosta Caparone.Scopri di più. Clicca qui

stemma Montagna In Valtellina

Stemma di Montagna In Valtellina

MONTAGNA IN VALTELLINA, 567m s.l.m. - 2964 abitanti

Stemma: d'argento alla vite pampinosa di verde, accollata al suo calocchio di legno al naturale, legata d'oro e curva sotto il peso di un grappolo di porpora, pendente a sinistra, nodrita sopra un poggio di verde, movente dalla punta.

Tratto da "Gli stemmi dei comuni di Valtellina e Valchiavenna" di Marco Foppoli.

santo patrono Montagna In Valtellina

San Giorgio

San Giorgio (Cappadocia, 275-285 circa – Nicomedia, 23 aprile 303) è stato, secondo una consolidata e diffusa tradizione, un martire cristiano, venerato come santo megalomartire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. San Giorgio è inoltre onorato dai musulmani con il titolo di "profeta". Morì prima di Costantino I, probabilmente sotto le mura di Nicomedia, secondo alcune fonti nel 303. Il suo culto è molto diffuso ed è antichissimo risalendo almeno al IV secolo. Patrono di Portofino (ge) dove ogni anno il 23 aprile viene acceso un grande falò propiziatorio per la nuova stagione.

Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso (che però in molte versioni è sostituito da Daciano imperatore dei Persiani), il quale avrebbe convocato settantadue re per decidere che misure prendere contro i cristiani.

Giorgio donò ai poveri tutti i suoi averi e, davanti alla corte, si confessò cristiano; all'invito dell'imperatore di sacrificare agli dei si rifiutò: secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ebbe una visione di Dioche gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò operando la conversione del magister militumAnatolio con tutti i suoi soldati, che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l'imperatrice Alessandra che venne martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezzò e le fece sparire. L'imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l'imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; esaudita la sua preghiera, Giorgio si lasciò decapitare promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di ritogreco-ortodosso) a Lydda (l'odierna Lod, in Israele).

Si dice a Montagna In Valtellina:

  • "Miga tüta l'üga che vée fö la furnìss gi la tina". (Nom tutta l'uva che si raccoglie finisce nella tina).
  • "Nu se pò s’ciüdà dulz se s’ha l’amàr in bucca". (Non si può sputare dolce se si ha l’amaro in bocca)
  • "S’ha da crét metà de quel che se vètt e gnént de quel che se sént". (bisogna credere a metà di quello che si vede e nulla di quello che si sente).
  •  "Cume gh’è miga galena senza bèch, ghè miga persona senza difètt". (come non c’è gallina senza becco, non c’è persona senza difetti).
  •  "El dutùr al vif de la carna malàda, l’aucàt de quéla inraggiàda e ‘l prévet de quela mòrta". (Il dottore vive dei malati, l’avvocato dei litigiosi e il prete dei morti).
  • "I pirèe i-a mai facc’ sü pum". (I peri non hanno mai prodotto mele).
  • "La néf l’è la gràssa di purétt" (la neve è il concime dei contadini che non hanno bestie)
  • "L'è mei rump scarpa che lenzö". (è meglio consumare le scarpe che le lenzuola, cioè poter camminare che dover stare a letto).
  • "Al fa de so tésta se sc’campa ciüsè" (a fare di testa propria si vive di più)
  • "A sempru tönn e a mai mètt se svöida ogni casétt"  (a togliere sempre senza mettere mai si svuota ogni cassetto).
  • "Sant Antòni da la barba ggiànca u ch’al fiòcca u poch al manca"  (Sant'Antonio dalla barba bianca, o nevica o poco manca)
  • El ginée s’ha ‘cciapàl cume l’è (gennaio bisogna prenderlo come viene)
  • Giurgétt, Marchétt, Crusétt: tri invernétt (S. Giorgio - 23 aprile -, San Marco - 25 aprile - e S. Croce - 3 maggio -: tre piccoli inverni)
  • Scega a undàna, acqua poch luntàna (nuvole ad onde, acqua poco lontana)
  • "Robba truàda, mèzza rubàda, poca düràda". (La roba trovata è mezza rubata e dura poco)
  • "Un bun feurè l'à da fa nöf nevè" (un buon febbraio deve nevicare nove volte)
  • A diventà vècc la va a la pècc (diventando vecchi, le cose vanno sempre peggio)
  • Al val ciüsè 'na giurnàda de macc che 'l dum de Milàn (vale di più una giornata di maggio che il duomo di Milano)
  • Chi che cüra malìn, cüra malùn (chi cura i piccoli mali, previene quelli più grandi)
  • Cunt màlva, mal va (con la malva i mali guariscono)
  • De S. Agnes la luserta la cor gió per la scies (A Sant'Agnese la lucertola corre lungo la siepe)
  • El ginée s’ha ‘cciapàl cume l’è (gennaio bisogna prenderlo come viene)
  • El prümm de l’an, el pass d’ün can (il primo dell'anno il passo di un cane, cioè il giorno si allunga di un poco)
  • l véent dála síra al düra gnéenk fín ála matína (il vento della sera non dura neppure fino alla mattina)
  • San Màuro al va a la comandàa, sant’Antónni al va a la töó, san Baš-cèn al va a la pagàa (s. Mauro va a ordinare, s. Antonio a prendere, s. Sebastiano a pagare la neve)
  • Sant Antòni da la barba ggiànca u ch’al fiòcca u poch al manca (Sant'Antonio dalla barba bianca, o nevica o poco manca)