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11/12/2017

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Prata Camportaccio

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TERRITORIO

Prata Camportaccio

Il Comune di Prata Camportaccio, il primo che s' incontra scendendo da Chiavenna verso sud, lungo la strada statale n. 36, inizia nei pressi della cantoniera di Chiavenna ed è posto tutto sulla sinistra della Mera. Il suo territorio giace ai piedi dell'austero e solenne Pizzo Prata (m.2727) che fa da perno tra la bassa Valchiavenna e la Val Bregaglia, e si estende per la lunghezza di sette chilometri nell'antico piano di Chiavenna tenendosi sempre molto vicino alla montagna. La sua storia, pur essendo lunga e travagliata, non presenta episodi famosi. La sua sorte è sempre stata legata al borgo di Chiavenna di cui siamo stati fedeli alleati nella buona e nella cattiva sorte. La sua vita è fatta di storie di miseria e povertà, di lotta contro le avversità atmosferiche e l'instabilità dei versanti, di angherie subite per il passaggio di eserciti e di predoni, di soprusi da parte di tanti prepotenti che numerosi sono transitati lungo la valle.Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Prata Camportaccio

Sant'Eusebio

Sant'Eusebio di Vercelli (Sardegna, 283 circa – Vercelli, 1º agosto 371) fu il primo vescovo dell'allora appena sorta Arcidiocesi di Vercellidel IV secolo, patrono di Vercelli oltre che primo vescovo e patrono della intera regione Piemonte. Esponente principale della lotta contro l'eresia ariana, fu anche fondatore del sito dove sorgerà il futuro Santuario di Oropa (vicino a Biella) e del culto mariano della Madonna nera in Piemonte. Fu proclamato santo dalla Chiesa cattolica.

Secondo la tradizione agiografica, Eusebio nacque in Sardegna quindi si sarebbe trasferito con la madre e la sorella minore a Roma, subito dopo il martirio di suo padre: nell'Urbe, egli fu prima lettore, ordinato sacerdote da papa Marco e consacrato vescovo da Giulio I (15 dicembre 345).

Non si hanno notizie del suo episcopato prima del 354, tuttavia egli viene menzionato ufficialmente in una lettera da Sant'Ambrogio, che lo elogia per aver imposto agli ecclesiastici della sua diocesi la vita comune, come per i monaci, secondo il modello delle chiese orientali: per questo motivo, è anche onorato come co-fondatore del loro ordine dai Canonici Regolari di Sant'Agostino.

Nel primo cristianesimo piemontese, Eusebio divenne uno strenuo oppositore dell'arianesimo, nonché sostenitore del simbolo niceno. Fu inviato da papa Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari in missione dall'imperatore Costanzo II, per chiedergli la convocazione di un concilio che mettesse fine alla controversia tra ariani (peraltro sostenuti dallo stesso imperatore) e gli ortodossi orientali, al quale Eusebio fu teologicamente più affine. Tale concilio si celebrò a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli stessi editti conclusivi. Ne nacque quindi un conflitto con Costanzo II, che fu costretto a esiliarlo in Terra santa, e precisamente a Scitopoli, in Palestina.
Qualche anno dopo fu poi trasferito in Cappadocia, quindi nella Tebaide egizia, fino al 361, anno della morte di Costanzo II. Il suo successore, l'imperatore Giuliano, mise fine al suo esilio, e gli consentì, quindi, di riprendere possesso della sua sede vescovile.

Tornato in Piemonte, Eusebio si portò dietro il culto orientale dell'allora appena sorta iconografia della venerazione mariana della Madonna Nera, il cui volto scuro ha varie ipotesi di origine. Secondo questa tradizione, lo stesso si portò dietro dalla Terra santa una di queste raffigurazioni, probabilmente una statua, durante una delle fughe dalle persecuzioniariane; sempre secondo la tradizione, tale statua fu inizialmente nascosta presso la cittadina valdostana di Fontainemore, località ancor oggi devota a tale culto, e quindi custodita sui monti biellesi presso quello che, in futuro, si svilupperà come il noto sito del Santuario di Oropa.

Eusebio fu un vescovo molto stimato, tanto che diventerà noto non solo come santo, ma addirittura come patrono della stessa regione Piemonte.

L'ultima sua comparsa documentata fu al concilio episcopale di Alessandria, dove decise di perdonare i vescovi ariani che lo attaccarono, purché ritornassero allo stato laicale. Eusebio morì in Vercelli nel 371, ma le sue reliquie furono rinvenute soltanto durante la ricostruzione del Duomo della città, e cioè intorno al XVI secolo.