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18/08/2017

S. Elena Imp.

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Teglio

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TERRITORIO

Teglio

Teglio, ubicato in posizione centrale e strategica rispetto alla media Valtellina, si adagia su un ampio terrazzo soleggiato del versante retico, rivolta a mezzogiorno sulle alpi Orobie, collegato alle sue numerose frazioni e sparse contrade da una fitta rette stradale panoramica. In passato faceva parte del Comune di Teglio anche Aprica, situato a sud-est del territorio tellino, ora Comune indipendente. Il Comune conta, secondo l'ultimo censimento della popolazione dell'anno 2001 n. 4795 abitanti, denominati tellini, estendendosi su una superficie di circa 115,23 Kmq per una densità abitativa di 41,62 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a circa 856 metri sul livello del mare raggiungendo un'altitudine compresa fra 300-916 metri. Dista da Sondrio, capoluogo dell'omonima provincia cui il Comune appartiene, circa 21 chilometri. E' raggiungibile attraverso la strada panoramica dei Castelli o su strada provinciale raggiungibile E sulla SS 38 fino a Tresenda di Teglio, per poi proseguire sulla SS 39 del passo d'Aprica.Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Teglio

Sant'Eufemia

Sant'Eufemia di Calcedonia, o sant'Eufemia martire (Calcedonia, 289 – Calcedonia, 16 settembre 303).

Eufemia era figlia di nobili e ricevette una buona educazione, sempre secondo le regole di vita cristiane a cui la famiglia faceva riferimento.
Durante la persecuzione di Diocleziano, a soli quindici anni, fu arrestata assieme ad altri quarantanove cristiani che avevano rifiutato di immolare una vittima ad una divinità pagana. Fu torturata, ma restò sempre fedele ai suoi ideali spirituali rifiutando di compiere l'olocausto. Il 16 settembre del 303 fu gettata nell'arena di Calcedonia tra i leoni. Secondo la tradizione, essi la uccisero ma, mangiatone la sola mano destra, rifiutarono di divorare il resto del corpo, intuendo la sua santità.
(Fonte:wikipedia)

Si dice a Teglio:

  • El val de piü en gràn de péver che ‘na züca (vale di più un grano di pepe che una zucca)
  • Vàrdum d’abrìl e só cum en fìl; vàrdum de màc’ e te vederé quél che ù fàc’ (la segale dice: guardami ad aprile e sono come un filo, guardami a maggio e vedrai quel che ho fatto - Teglio)
  • "Aria de fesüra porta a la sepoltüra" (Ariadi fessura porta alla sepoltura).
  • "Dìu vét e pruvét". (Dio vede e provvede)
  • "El dìs sant’Abràm: che bèla ròba che l’é la fàm; el respónt sant’Ambrös: per chi che ghe n’ha de tös". (Dice san'Abramo: che bella cosa è la fame; risponde sant'Ambrogio: per chi poi ha da mangiare)
  • "I öc’ i völ la so pàrt". (Gli occhi vogliono la loro parte).
  • "La catìva lavandéra la trùva mai ‘na bùna préda". (La cattiva lavandaia non trova mai una pietra adatta per lavare)
  • "Mén s’ghé n’ha e méi se età" (meno si ha, meglio si sta)
  • "Quànt che la néf la ciàpa la föa el vé fò ‘n invéren che fa öa". (Se nevica quando le foglie sono ancora sugli alberi, verrà un buon inverno).
  • "Se el Signùr el dà la crùs el dà ànca la fórsa de purtàla" (se il Signore dà la croce, dà anche la forza di portarla)
  • "Se parla del diàul e el cumpàr la pèl" (si parla del diavolo e compare la sua pelle)
  • . A parlà s’entént, a mangià se spént (a parlare ci si intende, a mangiare si spende)
  • Dìu me ‘n sàlve d’en bèl giné (Dio mi salvi da un bel mese di gennaio)
  • Fin a San Vitùr pòrta la màglia cun unùr; e pasàt gliò, 'la pòrta chi che po' (fino a San Vittore portano la maglia con onore, dopo San Vittore la porta chi può)
  • La tròpa confidànza la fa pért la criànza (chi dà troppa confidenza non viene più rispettato)
  • Néf en giné, gràn a sté (neve a gennaio, grano a staia)
  • Se parla del diàul e el cumpàr la pèl (si parla del diavolo e compare la sua pelle)