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23/08/2017

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Villa Di Chiavenna

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TERRITORIO

Villa Di Chiavenna

Il toponimo compare per la prima volta in una pergamena del X secolo. Nella zona, precisamente sulla rocca di Campedello, sorgeva anticamente una piccola fortezza, i cui resti si potevano ancora vedere all'inizio del '600. A partire dal X secolo i torrenti Lovero e Casnaggina delimitavano i possedimenti di due importanti vescovadi, quello di Como e quello di Coira, nel territorio che oggi si trova tra la Svizzera e l'Italia: si tratta dunque di uno tra i più antichi confini di stato non naturali. Nel '400 la duchessa Bona di Savoia, che ricopriva il ruolo di reggente per il figlio Gian Galeazzo Sforza, ordinò la fortificazione del ponte di confine. Nel '500 il borgo, che apparteneva al territorio di Piuro, si rese autonomo, continuando però a chiamarsi Villa di Piuro; solo nel 1861 assunse il nome che ha attualmente. Risale al XII secolo la chiesa di S. Martino dei Piuri, oggi nota come S. Barnaba, che conserva nell'interno una mirabile Ultima Cena del XV secolo, purtroppo mutila, ed è affiancata da un campaniletto di struttura romanica. Della stessa epoca era anche la chiesa di S. Eusebio, semidistrutta nel '700 e abbattuta verso la fine del secolo. Interessanti anche il santuario della Madonna della Salute, del '700, testimonianza della devozione alla Madonna portata dagli emigranti veneziani nei secoli XVII e XVIII, e la parrocchiale di S. Sebastiano, del '400, che conserva pregevoli opere pittoriche, statue ed oggetti in argento.Scopri di più. Clicca qui

santo patrono Villa Di Chiavenna

San Sebastiano

San Sebastiano (256 – Roma, 20 gennaio 288) è stato un militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto antichissimo e diffuso in tutte le Chiese cristiane.

Secondo la leggenda il santo visse quando l'impero era guidato da Diocleziano. Sarebbe nato a Milano da padre di Narbona e da madre milanese, e fu istruito nei principi della fede cristiana. Si recò poi a Roma dove entrò a contatto con la cerchia militare alla diretta dipendenza degli imperatori. Divenuto alto ufficiale dell'esercito imperiale, fece presto carriera e fu il comandante della prestigiosa prima coorte della prima legione, di stanza a Roma per la difesa dell'Imperatore. In questo contesto, forte del suo ruolo, poté sostenere i cristiani incarcerati, provvedere alla sepoltura dei martiri e diffondere il cristianesimo tra i funzionari e i militari di corte, approfittando della propria carica imperiale.

Si dice a Villa Di Chiavenna:

  • Trun d'avrìi arch archìi, trun de mac’ gerl e campàc, (tuoni di aprile archi e archetti [della vite], tuoni di maggio gerla e campaccio)
  • "L'è méi sta ai prüm dagn" (E' meglio stare ai primi danni, cioè non insistere se le cose vanno male )
  • "L'è méi sta ai prüm dagn" (E' meglio stare ai primi danni, cioè non insistere se le cose vanno male )
  • "Mèng(i)ä, bef e tàasc’, se te vö vif in pàasc’ " (mangia, bevi e taci, se vuoi vivere in pace)
  • "De na cativä anàdä as ven föör, ma de na catìvä nòmminä gnèncä dòpo mòort". (Da una cattiva annata si viene fuori, ma da una cattiva reputazione neanche dopo morti).
  • "La canìnä, màrä a la bóccä, dùlzä in tinä". (l'uva canina è amara in bocca, ma è dolce quando fermenta nel tino).
  • "La pièntä la va indrizadä da pignä" (La pianta va drizzata da piccola).
  • "Na mèn làvä l'òlträ e tücc’ do li lavän la fàcc(i)ä." (Una mano lava l'altra e tutte due lavano il viso)
  • "Se i štarnàdän i àsän al ven al bel téemp". (se starnutano gli asini viene il bel tempo)
  • "ün po par ün al fa ma a nisün" (un po' per uno non fa male a nessuno)
  • "Al bèl al fa ben domà in di öc’ " (il bello fa bene solo agli occhi).
  • "San Màuro al va a la comandàa, sant’Antónni al va a la töó, san Baš-cèn al va a la pagàa". (s. Mauro va a comandare, s. Antonio a prendere, s. Sebastiano a pagare la neve).
  • "Dòppo favògn al ven dre grogn". (Dopo il favonio viene il broncio, cioè la neve o vento molto freddo).
  • A vistì na fascinä la soméià na reginä (a vestir bene una fascina sembra una regina)
  • Chi ha témmä a fa par i oltär, i fèn gnènch par lùur (chi teme di fare per gli altri, non fa neppure per sé)
  • Dòppo dinadàa tüc’ i di l'è carnevàa (dopo Natale tutti giorni è carnevale)
  • Tròt d’asän e serén de ğnadéc póch chi düra (trotto d'asino e sereno improvviso dura poco)
  • Trun de mac’, gerl e campàc (tuono di maggio, gerla e campaccio per mettere al riparo il fieno)