La Pietra Verde di Tresivio
Ti avvicini e la guardi ma marmo non è. È una roccia verde grigiastra che si stacca in lastre con una facilità sorprendente, tanto che gli viene dato un nome tutto suo: Pietra Verde di Tresivio.
La cava si trovava ai piedi della Rupe del Calvario. Da lì, per secoli, capomastri e scalpellini hanno tirato fuori il materiale per rivestimenti, murature, pavimenti, gradini, soglie, tetti. Uno studio del Distretto Culturale della Valtellina la descrive come una pietra molto richiesta, facile da lavorare e di un bel colore.
L'esempio più bello resta il portale del Santuario della Santa Casa. Scolpito nel 1714 da Giovan Maria Tamagnino di Bormio con Giuseppe Culturi, porta ancora incisa la scritta latina "Ex portis filiae Sion".
Nel 2002 la Provincia di Sondrio la considerava ancora una risorsa di pregio, con una zona estrattiva dedicata solo a lei. Oggi la cava è ferma da anni e la vegetazione l'ha ricoperta quasi completamente fino allo scorso anno...
C'è chi dice che questa pietra sia finita anche in molte altre costruzioni storiche della valle. Plausibile, viste le lastre facili da estrarre. Ma è più leggenda che documento, quindi meglio non giurarci sopra.
Il castello che non doveva essere lì
Sulla Rupe del Calvario, nel Medioevo, c'era un piccolo centro di potere: il castello, il palazzo del governatore visconteo, il palazzo vescovile, la chiesa di San Michele, quella di San Giovanni, l'antica pieve. Tra XIV e XV secolo Tresivio fu addirittura uno dei centri nevralgici più importanti della valle...della Valtellina. Sondrio, all'epoca, aveva in importanza più limitata rispetto al capoluogo di oggi.
Le prime notizie del castello, stando alle ricostruzioni storiche locali, risalirebbero al 1046, quando pare che facesse parte del sistema difensivo del vescovo di Como. Poi arrivano i Visconti, le guerre tra Guelfi e Ghibellini, con il castello quasi raso al suolo nel 1437 durante gli scontri tra Antonio Beccaria e Stefano di Pendolasco, e infine due invasioni grigionesi, nel 1487 e nel 1513, che lo finiscono del tutto. Da lì in poi solo abbandono. Le pietre, probabilmente, sono finite riciclate in altre case del paese: pratica comunissima, all'epoca.
Nel Seicento, sulle rovine, nasce la Via Crucis e con essa la chiesa di San Michele. Da fortezza militare a luogo di preghiera. Da qui il nome che usiamo ancora oggi: Calvario.
Lo scavo che ha riscritto la storia
Dal 2023 l'Università di Bergamo scava sul colle, insieme alla Soprintendenza e al Comune di Tresivio. Il progetto si chiama Archeo Alps ed è guidato dall'archeologo Federico Zoni. L'idea iniziale era studiare il castello medievale. La sorpresa è arrivata da sotto: il colle era già abitato in tarda antichità, tra il IV e il VI secolo, molto prima del Medioevo. Il castello, quindi, è stato costruito sopra strutture ben più vecchie, tanto che gli archeologi hanno trovato un muro con arcate cieche alto sei metri e conservato benissimo, una rarità per le Alpi.
Nel 2025 gli scavi hanno riportato alla luce le fondamenta del castello, resti di una torre del Duecento e oggetti di uso quotidiano: monete, ceramiche, dadi da gioco, un coltello con il manico d'osso. E poi la scoperta che ha fatto più rumore: lo scheletro di un bambino vissuto forse mille anni fa, sepolto da solo, senza corredo funerario. È stato affidato al LABANOF, il laboratorio di antropologia forense dell'Università di Milano. I risultati non sono ancora usciti, quindi su chi fosse davvero quel bambino per ora si può solo fare ipotesi.
Sulle origini romane del castello, presenza longobarda, il titolo di castello più antico della Valtellina, tesori nascosti, gli archeologi, hanno scoperto che la frequentazione in epoca di romanizzazione e soprattutto protostorica.
Informazioni già attestate a Tresivio e in particolare sul calvario, dalla presenza di rocce incise con raffigurazioni che rimandano all'età dei metalli. Inoltre sebbene avessero già trovato materiali più antichi anche negli anni scorsi, da questa campagna di scavo sono emersi resti sicuramente di II sec. d.C. e altri più incerti anche più antichi.
Sono per il momento sacche di terreno più antico probabilmente rimaneggiate dai cantieri edilizi medievali ma testimoniano sicuramente una frequentazione anche molto presente dell'area in epoche più antiche del tardoantico.
L'oratorio del 1658
La chiesetta che vediamo oggi sul Calvario è molto più giovane del castello. Fu costruita nel 1658 dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, data incisa sull'architrave del portale. La tradizione racconta che sia stata costruita riusando le pietre del castello demolito. Anche la parrocchia lo scrive, ma con un "pare" che lascia la porta aperta. Nessuno scavo, per ora, l'ha confermato.
Il parco che sta nascendo adesso
A sud dell'area archeologica, nella zona che i tresiviesi chiamano ancora "Paradiso dei Cani", è in corso un progetto ufficiale: "Rivalorizzazione Area Archeologica del Calvario, Realizzazione Parco e percorsi tematici". Si tratta di un percorso in acciottolato, muri a secco restaurati con la tecnica del "cuci e scuci" riusando le pietre originali, una terrazza panoramica, una "feritoia panoramica" (ex paradiso dei cani) che strizza l'occhio ai castelli medievali, e uno spazio per attività didattiche e culturali. Il tutto va avanti insieme al restauro della Cappella del Calvario, pagato con fondi PNRR.