Sei un tananài : la leggenda di Villa di Tirano

gio, 17/09/2026 - blog

Villa di Tirano custodisce una leggenda che spiega uno dei modi di dire più usati (e meno capiti) in Valtellina: "tananài". Dietro c'è la peste del 1629, tre donne coraggiose e una storia che si tramanda ancora oggi in paese. Ve la raccontiamo così come arriva a noi: come leggenda, non come cronaca.

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"Sei un tananài": la leggenda dietro il modo di dire più usato in Valtellina

Se in Valtellina vi hanno mai dato del "tananài", sapete già cosa significa: sei uno sprovveduto, uno sciocco. Quello che probabilmente non sapete è la storia che c'è dietro questa parola. Una leggenda che si tramanda ancora oggi a Villa di Tirano, e che parte da un fatto storico vero: la peste del 1629.

1629: quando la peste arrivò in valle

Tutto comincia con i lanzichenecchi, gli eserciti che nel 1629 scesero in valle dalla Val Bregaglia e dalla Val San Giacomo, diretti verso il lecchese, il milanese e Mantova. Prima di proseguire, si fermarono il tempo sufficiente a lasciarsi dietro qualcosa di molto peggio dei saccheggi: la peste. La stessa raccontata da Manzoni ne "I Promessi Sposi".

Il morbo fece strage anche nel tiranese, e molti scelsero di scappare sui monti pur di allontanarsi dal contagio.

Tre donne, un rifugio, tre pani

È qui che comincia la leggenda tramandata in paese. Tra chi lasciò Villa di Tirano ci sarebbero state Caterina, Lucia e Giuseppina. Trovarono riparo in un bait, un baitello usato per conservare gli alimenti, in località Bursée (Borserio). Decisero di restarci fino alla fine della pestilenza.

Per capire quando fosse sicuro uscire, misero a punto un sistema tutto loro: ogni giorno, con la massima prudenza, appoggiavano tre pani su un muretto fuori dal rifugio. Finché trovavano la muffa, significava che l'aria era ancora infetta. Andò avanti così per molto tempo.

Poi, racconta la leggenda, un giorno il pane era pulito.

Il ritorno, e quello che trovarono

La gioia durò pochissimo. Uscite dal rifugio, le tre donne si sarebbero rese conto che nella frazione non era rimasto nessuno vivo. Tornarono a Villa di Tirano sperando in qualcosa di diverso, ma trovarono solo segni di morte. Nessuna anima viva.

Non restava che una cosa da fare: incamminarsi verso l'alta valle, in cerca di qualcuno sopravvissuto.

L'incontro a Sant'Antonio Morignone

Anche più a nord la situazione non sembrava migliore. Ma a Sant'Antonio Morignone, narra la leggenda, le tre donne si sarebbero imbattute in un uomo dall'aspetto decisamente insolito: brutto, sporco, goffo nei movimenti in un modo quasi comico.

In tempi normali non gli avrebbero rivolto uno sguardo, forse ne avrebbero anche riso. Ma dopo quello che avevano vissuto, quell'uomo sopravvissuto alla morte rappresentò per loro qualcosa di enorme: la vita che continuava, la possibilità di ricominciare.

Se lo sarebbero portato via. Letteralmente: lo caricarono a turno su un gerlo, per non farlo stancare durante il cammino verso Villa. Gli diedero un soprannome, Tananài, e lo presero come marito, condiviso tra loro tre.

Da un soprannome a un modo di dire

Da quell'unione, racconta ancora la tradizione, sarebbero nati figli e figlie, che a loro volta crebbero, si sposarono e diedero vita a una nuova generazione. Fu così, secondo la leggenda, che il tiranese si ripopolò dopo la peste.

Ed è così che sarebbe nato anche il modo di dire che ancora oggi si sente in tante zone della Valtellina: "sei un tananài".

Lo raccontiamo anche in video

La storia del Tananai è protagonista del nono episodio di Tra Radici e Segreti, la serie video che vede la collaborazione tra Calendario Valtellinese e Waltella Vibes.

Se vuoi rivedere il reel, lo trovi sul nostro profilo YouTube

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Tenuta Bonisolo: la cantina di famiglia di Villa di Tirano

Se questa leggenda vi ha fatto venire voglia di scoprire Villa di Tirano con calma, il posto giusto da cui partire è a pochi passi da qui. 

È Tenuta Bonisolo.

Tutto parte nel 1892, con la cantina di famiglia. Oggi la tenuta è custodita dalla quarta e quinta generazione dei Bonisolo: Franca, Luigi, Marco e Luca, che accolgono personalmente gli ospiti tra vigneti terrazzati e l'acqua che da generazioni alimenta l'antico mulino.

Due le dimore disponibili: La DolceVilla, per coppie e piccole famiglie, e Perla di Villa, più ampia, pensata per gruppi. 

Tra le esperienze, la visita alla cantina storica con Luigi, un trattamento nella stüa in legno del 1900 con Marco, giri in e-bike tra i vigneti e l'aperitivo al tramonto vista terrazze. 

Nel 2026 Airbnb l'ha selezionata tra le Top 5 dimore per Milano-Cortina.

Si trova in via Brebbia 7 a Villa di Tirano.

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