La Valtellina conquista anche i teatri del mondo

mar, 03/11/2026 - blog

...e forse ne parliamo troppo poco

Dai palcoscenici valtellinesi ai riconoscimenti internazionali: Maurizio Zucchi, Pietro De Nova e Benedetta Carrara dimostrano che il talento di casa nostra sa farsi strada anche nel teatro indipendente.

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Lo ammetto, questa volta potrei essere un po' di parte. Ma solo un po'.

Perché Maurizio Zucchi è mio nipote e Pietro De Nova, per me, è quasi come se lo fosse. Li conosco, li seguo, ho visto tutte le loro pièce teatrali e ho assistito alla crescita di un progetto nel quale hanno messo fantasia, lavoro, coraggio e una buona dose di testardaggine.

Ma c'è una cosa che voglio chiarire: quando uno spettacolo mi piace, mi piace. E quando non mi convince, il fatto di conoscere chi sta sul palco non cambia il mio giudizio.

E questi due artisti, secondo me, hanno qualcosa di speciale.

Li ho visti recitare, trasformarsi, inventare situazioni con pochissimi oggetti, utilizzare il corpo, le espressioni del viso, i movimenti e la musica per raccontare storie che spesso non hanno nemmeno bisogno delle parole.

Il loro teatro è fatto di poco, ma quel poco diventa tantissimo.

Non servono scenografie costose, effetti speciali o grandi produzioni. A volte bastano oggetti recuperati, qualche luce, un suono al momento giusto e soprattutto due attori capaci di tenere il pubblico incollato alla scena.

Perché Maurizio e Pietro non sono soltanto attori. Sono anche registi, tecnici delle luci, dell'audio e inventori di soluzioni che, nella loro semplicità, diventano parte dello spettacolo.

E attenzione, perché dietro questa apparente semplicità c'è un lavoro enorme. La comicità fisica, quella che fa ridere anche senza pronunciare una parola, richiede precisione, ritmo, coordinazione e una capacità espressiva che non si improvvisa.

Li ho visti mettersi in gioco continuamente, affrontare palcoscenici diversi, viaggiare con pochi mezzi e continuare a credere nel loro modo di fare teatro.

Oggi, con la compagnia Il Milione, stanno raccogliendo riconoscimenti importanti.

E non sono gli unici valtellinesi a farlo.

Cafè Western: tre primi premi e quattro nomination

Il loro spettacolo Cafè Western è una favola comica ambientata in un Far West decisamente improbabile.

C'è un fuorilegge sulla cui testa pende una taglia di appena un dollaro. E c'è un attacchino che, per un equivoco, si ritrova a fare lo sceriffo.

Da qui comincia una serie di situazioni assurde, gag, inseguimenti ed equivoci che prendono in giro tutti i luoghi comuni dei film western.

Si parla pochissimo. A raccontare la storia sono soprattutto i corpi, gli sguardi, i gesti e i tempi comici.

Ed è proprio questa caratteristica a rendere lo spettacolo comprensibile anche a chi non parla italiano.

Nel circuito Fringe Italia Off 2026, Cafè Western ha ottenuto tre primi premi:

  • Primo premio Denver Fringe, al Catania Off Fringe Festival 2026.
  • Primo premio Mumbai Fringe, al Catania Off Fringe Festival 2026.
  • Primo premio dello Staff del Fringe Italia Off 2026.

A questi si aggiungono quattro nomination: Il Respiro del Pubblico Festival e Dundee Fringe al Milano Off Fringe Festival, Hollywood Fringe al Fringe Italia Off e Praga Fringe al Catania Off Fringe Festival.

Sette riconoscimenti tra premi e nomination che aprono nuove prospettive e possibilità di portare lo spettacolo anche su altri palcoscenici internazionali.

E pensare che tutto questo nasce dalla creatività di due attori che hanno scelto di raccontare storie usando soprattutto se stessi, la loro esperienza e pochi oggetti di scena.

Benedetta Carrara premiata a Las Vegas con Chiamatemi Franz

Ma le belle notizie per il teatro valtellinese non finiscono qui.

Anche Benedetta Carrara, con il suo spettacolo Chiamatemi Franz, ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale: il Fallout Fringe International Artist Award, assegnato dal Fallout Fringe di Las Vegas.

E anche in questo caso parliamo di una produzione interamente valtellinese.

Insieme a Benedetta hanno lavorato Massimiliano Greco, Alice Sciarmella, Michele Mazzoleni e Antonio Muraca.

Lo spettacolo racconta una storia vera, quella di Francesca Scanagatta, una donna che nel 1794 decise di sostituirsi al fratello per entrare nell'Accademia militare austriaca.

Assunse l'identità maschile di Franz e riuscì a diventare ufficiale dell'esercito.

Una vicenda sorprendente, soprattutto se pensiamo all'epoca in cui si svolge, che attraverso il teatro affronta temi come la libertà individuale, l'identità e il coraggio di sfidare le convenzioni sociali.

Chiamatemi Franz ha ottenuto anche il patrocinio del Comune di Talamona, paese natale del marito di Francesca Scanagatta.

È bello pensare che una storia del passato, riportata alla luce da artisti valtellinesi, sia riuscita a ottenere un riconoscimento fino a Las Vegas.

Ma che cosa sono i Fringe Festival?

Forse qualcuno si starà chiedendo che cosa siano questi festival dai nomi internazionali.

I Fringe sono festival dedicati soprattutto al teatro indipendente e alle forme artistiche che sperimentano linguaggi diversi da quelli più tradizionali.

La loro storia comincia nel 1947 a Edimburgo, in Scozia, quando otto compagnie non invitate al festival ufficiale decisero di esibirsi comunque, organizzando spettacoli in spazi alternativi.

Da quella iniziativa nacque un movimento che si è diffuso in tutto il mondo.

Oggi i Fringe rappresentano occasioni importanti per incontrare altri artisti, confrontarsi con pubblici differenti e farsi conoscere da organizzatori e direttori artistici.

Per compagnie indipendenti come Il Milione e per produzioni come Chiamatemi Franz, partecipare a questi circuiti significa avere la possibilità di crescere e trovare nuove opportunità.

E ottenere premi e nomination significa ricevere un riconoscimento per il proprio lavoro.

Due spettacoli nati in Valtellina che guardano lontano

C'è anche un particolare che mi piace sottolineare.

Sia Cafè Western sia Chiamatemi Franz hanno debuttato all'Auditorium di Castionetto di Chiuro.

Sono partiti da qui, dalla nostra valle.

E oggi stanno facendo parlare di sé in contesti teatrali nazionali e internazionali.

Tra le due produzioni, inoltre, non c'è soltanto una vicinanza geografica. C'è una collaborazione fatta di sostegno reciproco, promozione degli spettacoli, scambio di esperienze e aiuto nell'organizzazione.

Una cosa che nel mondo dello spettacolo, dove spesso la competizione è forte, mi sembra particolarmente importante.

La Valtellina non è soltanto sport, montagne e buona cucina

E arrivo al motivo per cui ho voluto raccontare questa storia.

Quando un atleta valtellinese vince una gara, giustamente ne parliamo. Quando un nostro prodotto gastronomico riceve un premio, ne siamo orgogliosi. Quando la Valtellina viene scelta per un grande evento sportivo, la notizia fa il giro dei giornali.

Ma quando sono i nostri artisti a ottenere riconoscimenti importanti?

Quanto spazio dedichiamo alla cultura, al teatro, alla musica e alle persone che scelgono di vivere di creatività?

Perché anche questo è un modo di far conoscere la Valtellina.

E non è una strada facile.

Fare teatro indipendente significa spesso occuparsi di tutto, dalla scrittura alla produzione, dalle prove agli spostamenti, dalla ricerca degli spazi alla promozione.

Significa investire tempo, energie e risorse senza avere la certezza che tutto questo venga ripagato.

Eppure c'è chi continua a farlo, perché crede profondamente nel proprio lavoro.

Io sono felice quando vedo dei valtellinesi riuscire a portare il proprio talento fuori dai nostri confini.

Lo sono ancora di più quando conosco il percorso che li ha portati fin lì, le difficoltà, le ore di lavoro e la determinazione necessaria per non mollare.

Maurizio, Pietro e Benedetta, insieme alle persone che collaborano con loro, ci stanno dimostrando che anche da una piccola valle possono nascere progetti teatrali capaci di farsi apprezzare molto lontano.

Non so quali altri palcoscenici li aspettino. Mi auguro che siano tanti.

Ma una cosa la so: queste storie meritano di essere raccontate. Non perché i protagonisti sono valtellinesi, ma perché sono bravi in quello che fanno.

E quando la bravura incontra il coraggio di provarci, è giusto darle spazio.

Anche questa è Valtellina.

E dovremmo parlarne molto più spesso.

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