Lo ammetto, questa volta potrei essere un po' di parte. Ma solo un po'.
Perché Maurizio Zucchi è mio nipote e Pietro De Nova, per me, è quasi come se lo fosse. Li conosco, li seguo, ho visto tutte le loro pièce teatrali e ho assistito alla crescita di un progetto nel quale hanno messo fantasia, lavoro, coraggio e una buona dose di testardaggine.
Ma c'è una cosa che voglio chiarire: quando uno spettacolo mi piace, mi piace. E quando non mi convince, il fatto di conoscere chi sta sul palco non cambia il mio giudizio.
E questi due artisti, secondo me, hanno qualcosa di speciale.
Li ho visti recitare, trasformarsi, inventare situazioni con pochissimi oggetti, utilizzare il corpo, le espressioni del viso, i movimenti e la musica per raccontare storie che spesso non hanno nemmeno bisogno delle parole.
Il loro teatro è fatto di poco, ma quel poco diventa tantissimo.
Non servono scenografie costose, effetti speciali o grandi produzioni. A volte bastano oggetti recuperati, qualche luce, un suono al momento giusto e soprattutto due attori capaci di tenere il pubblico incollato alla scena.
Perché Maurizio e Pietro non sono soltanto attori. Sono anche registi, tecnici delle luci, dell'audio e inventori di soluzioni che, nella loro semplicità, diventano parte dello spettacolo.
E attenzione, perché dietro questa apparente semplicità c'è un lavoro enorme. La comicità fisica, quella che fa ridere anche senza pronunciare una parola, richiede precisione, ritmo, coordinazione e una capacità espressiva che non si improvvisa.
Li ho visti mettersi in gioco continuamente, affrontare palcoscenici diversi, viaggiare con pochi mezzi e continuare a credere nel loro modo di fare teatro.
Oggi, con la compagnia Il Milione, stanno raccogliendo riconoscimenti importanti.
E non sono gli unici valtellinesi a farlo.
Cafè Western: tre primi premi e quattro nomination
Il loro spettacolo Cafè Western è una favola comica ambientata in un Far West decisamente improbabile.
C'è un fuorilegge sulla cui testa pende una taglia di appena un dollaro. E c'è un attacchino che, per un equivoco, si ritrova a fare lo sceriffo.
Da qui comincia una serie di situazioni assurde, gag, inseguimenti ed equivoci che prendono in giro tutti i luoghi comuni dei film western.
Si parla pochissimo. A raccontare la storia sono soprattutto i corpi, gli sguardi, i gesti e i tempi comici.
Ed è proprio questa caratteristica a rendere lo spettacolo comprensibile anche a chi non parla italiano.
Nel circuito Fringe Italia Off 2026, Cafè Western ha ottenuto tre primi premi:
- Primo premio Denver Fringe, al Catania Off Fringe Festival 2026.
- Primo premio Mumbai Fringe, al Catania Off Fringe Festival 2026.
- Primo premio dello Staff del Fringe Italia Off 2026.
A questi si aggiungono quattro nomination: Il Respiro del Pubblico Festival e Dundee Fringe al Milano Off Fringe Festival, Hollywood Fringe al Fringe Italia Off e Praga Fringe al Catania Off Fringe Festival.
Sette riconoscimenti tra premi e nomination che aprono nuove prospettive e possibilità di portare lo spettacolo anche su altri palcoscenici internazionali.
E pensare che tutto questo nasce dalla creatività di due attori che hanno scelto di raccontare storie usando soprattutto se stessi, la loro esperienza e pochi oggetti di scena.