Un palazzo. Un oratorio accanto. Tredici ettari di vigneti che scendono lungo il pendio sopra Bianzone.
Questa è La Gatta, oggi. Dal 1969 è della famiglia Triacca, che ci ha messo dentro cantina, ristorante, degustazioni e visite guidate. La tradizione la vuole nata come monastero domenicano nel '500 (le fonti storiche più caute preferiscono la cautela: i documenti certi partono dal '600). Ma qui il bello non è tanto stabilire chi avesse ragione, quanto tutto quello che è successo dopo.
Da dove viene il nome "La Gatta"
Dopo il 1500 la proprietà passa alla nobile famiglia Gatti, o De Gatti. Da lì il nome.
Il loro stemma è un'arma parlante (gioca cioè sul nome della famiglia): due gatti che si arrampicano sul tronco di un albero. Lo trovate ancora oggi in giro per il complesso, dal salone alla fontana, fino al portale dell'oratorio.
L'Immacolata del 1714
Nel vano dello scalone c'è un dipinto dell'Immacolata. Vergine incoronata dagli angeli, veste chiara, manto azzurro. Sul quadro, la scritta "MACULA NON EST IN TE" e la data: 1714.
Non è solo un bel pezzo d'arte. È la prova più solida di quanto sia vecchio davvero il palazzo che vediamo oggi.
Nel salone principale, invece, c'è una decorazione ottocentesca di Giovanni Gavazzeni, pittore di Talamona: un'allegoria della vite e del suo frutto, con il giovane Bacco protagonista.
L'Oratorio di San Domenico
Sul lato est del complesso c'è l'Oratorio di San Domenico. Documentato almeno dal 1697, quando compare negli atti di una visita pastorale. Nel 1754 risulta di giuspatronato degli eredi del dottor Luigi Gatti: la famiglia, in pratica, ne controllava direttamente la gestione.
Sul portone, due mascheroni intagliati con un ghigno bello marcato (secondo la tradizione simbolica servivano ad allontanare il male dal luogo sacro).
E poi c'è il dettaglio da vero giallo di paese. La pala d'altare che vediamo oggi, con San Domenico che riceve il Rosario dalla Vergine, non sarebbe l'originale. Secondo una fonte storica locale il quadro vero fu rubato, e quello attuale è una sostituzione, presa da una tela simile di Carlo Marni che si trovava nella chiesa di Bratta. Una sola fonte lo racconta. Ma è troppo bella per non dirvela, con questa premessa.
Sulla controfacciata, infine, una struttura lignea settecentesca: il matroneo, da cui le donne della famiglia assistevano alle funzioni senza mischiarsi al resto dei fedeli.
I Mascioni e il vino che passava dal Bernina
Nel 1895 Giacomo Mascioni compra La Gatta. Famiglia di commercianti di vino: il padre Domenico viveva a Poschiavo e comprava vino in Valtellina per rivenderlo lì.
Prima del 1865, il trasporto avveniva con muli e botticelle da circa 45 litri. Quando le valanghe bloccavano il passo del Bernina, le botti venivano sotterrate nella neve. Per non far gelare il vino.
Sotto i Mascioni, La Gatta diventa un punto di riferimento per il lavoro di Bianzone. Un documento del 1965 racconta che la tenuta permetteva a molti abitanti di lavorare in paese invece di emigrare. In vendemmia, fino a 70-80 lavoratori nei mesi estivi. La famiglia arriva a essere fra i maggiori proprietari di vigneti della valle: Guido Mascioni dona a Bianzone la Casa Confortola come sede della scuola materna, intitolata al padre Giacomo.
Dal 1969 a oggi: la Tenuta Triacca
Nel 1969 la proprietà passa alla famiglia Triacca. Nel 2008 il complesso viene restaurato, senza stravolgerne lo stile.
Con i suoi 13 ettari, La Gatta è oggi la tenuta vitivinicola più grande della Valtellina con un unico proprietario.
I vigneti sono coltivati per il 90% a Nebbiolo, il vitigno principe della valle, con piccole quote di Pignola, Sauvignon Blanc e Moscato Rosa. Crescono tra i 300 e i 500 metri di quota, su terrazze orizzontali (la tecnica si chiama girapoggio), pensate per dare alle viti la massima esposizione al sole.
La raccontiamo anche in video
La storia della Santa Casa di Tresivio è protagonista del quinto episodio di Tra Radici e Segreti, la serie video che vede la collaborazione tra Calendario Valtellinese e Waltella Vibes.
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Cosa fare oggi a La Gatta
Il posto, poi, è di quelli che tolgono il fiato. La tenuta si affaccia proprio sui vigneti che la circondano, con una terrazza panoramica e un piccolo balcone in mezzo ai filari da cui la vista arriva fino in fondo alla valle. Le sale interne sono belle, ma fuori c'è anche un giardino curato nei minimi dettagli. Non stupisce che sia diventata una delle location più richieste della zona per ricevimenti e matrimoni, oltre che per degustazioni e cene: conviene prenotare anche solo per il ristorante.
Da aprile a ottobre, dal martedì al sabato, si può prenotare una visita guidata con degustazione: si cammina tra i filari, si scende nella cantina storica, e si chiude con un aperitivo a base di salumi e formaggi tipici, accompagnato da una degustazione guidata dei vini della casa.
Chi vuole restare più a lungo può aggiungere pranzo o cena, con menù tipico valtellinese e degustazione guidata dei vini inclusa. C'è anche il Pranzo alla Tenuta, con cinque vini abbinati al menù, il Picnic in Vigna, e l'Apericena nelle serate estive.
Da novembre a marzo le visite guidate sono su prenotazione, per gruppi di almeno dieci persone.
Da una storia che si tramanda a voce a un luogo che oggi si visita, si degusta e si racconta ancora. Un bicchiere alla volta. La Gatta, in fondo, ha sempre fatto la stessa cosa: tenere insieme la terra, il vino e le persone che ci lavorano.
Si trova in via Gatta, 33 a Bianzone