Quando e dove fu trovata la Stele di Tresivio
Il 31 marzo 1871 un operaio sta scavando le fondamenta di una casa in contrada Piazza, a Tresivio, l'attuale Piazza Fontana. A un metro di profondità, la vanga incontra qualcosa che non dovrebbe essere lì: una lastra di pietra rettangolare, levigata, con dei segni incisi sopra.
Pochi giorni dopo don Giuseppe Della Cagnoletta scrive: "questa senza dubbio è un'iscrizione etrusca". La notizia vola fino agli studiosi italiani e tedeschi. Nessuno, fino a quel momento, si aspettava di trovare una scrittura così antica nel cuore della Valtellina.
Cosa dice l'iscrizione della Stele di Tresivio
Qui viene il bello.
I caratteri incisi appartengono al cosiddetto alfabeto nord-etrusco, che molti studiosi collegano alla lingua retica. Gli esperti sanno leggere ogni singolo segno. Nessuno però è mai riuscito a tradurre il testo con certezza, nonostante centocinquant'anni di ipotesi.
Il filologo tedesco Wilhelm Corssen, uno dei primi a studiarla, propose che fosse un'epigrafe funeraria dedicata a una donna di nome Esia. Un'idea affascinante, che ebbe successo per un periodo, ma che oggi gli studiosi non considerano più affidabile. Le ipotesi più recenti parlano di dedica votiva, iscrizione funeraria, un nome, un'appartenenza familiare. Nessuna dimostrata.
La stele si legge. Ma non si capisce fino in fondo. Ed è forse proprio questo che la rende così magnetica.
Perché la Stele di Tresivio è così importante
Prima di questo ritrovamento si pensava che la Valtellina, in epoca preromana, fosse ai margini di tutto.
Un'iscrizione così ben fatta racconta il contrario: chi viveva a Tresivio conosceva la scrittura, aveva contatti con il mondo etrusco, faceva parte di una rete culturale che attraversava le Alpi. I primi documenti scritti su Tresivio, quelli medievali, risalgono all'XI secolo. La stele ci porta indietro di oltre duemila anni.
Cambia tutta la prospettiva: il paese non nasce con il castello. Il paese, semplicemente, esisteva già da molto, molto prima.
Altri reperti trovati vicino al Calvario di Tresivio
La stele non è stata l'unica scoperta della zona.
Ai piedi del Calvario sono spuntati anche un'ascia levigata preistorica, fuseruole in pietra ollare, un manico ricavato da un corno di cervo, monete romane, reperti dell'Età del Rame, del Bronzo e del Ferro, e persino incisioni rupestri con raffigurazioni di armi che risalgono a circa il XVII secolo avanti Cristo.
Migliaia di anni di persone che hanno scelto lo stesso colle. Non una moda passeggera.
Perché il Calvario era un luogo strategico
Dal Calvario si controlla praticamente tutta la media Valtellina: il fondovalle, le vie verso la Valmalenco, i passaggi obbligati.
È probabile che questa posizione strategica abbia guidato la scelta anche in epoca protostorica, ma la funzione esatta del sito in quel periodo resta un'ipotesi, non una certezza. Quello che è sicuro è che qualcuno ha continuato a tornare su quel colle per millenni: prima i Reti, poi i Romani, infine, molto più tardi, il castello medievale.
Dove si trova oggi la Stele di Tresivio
La stele non è rimasta a Tresivio. È conservata al MVSA, il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio, tra i pezzi più importanti delle collezioni permanenti.
Nel 2021, per i 150 anni dal ritrovamento, il museo le ha dedicato un convegno insieme al Comune di Tresivio, alla Comunità Montana e al Ministero della Cultura, definendola uno dei reperti più significativi dell'intero arco alpino.
Molti pensano che la storia di Tresivio inizi con il castello sul Calvario. La verità è che il castello è arrivato per ultimo, su un colle che gli abitanti frequentavano già da migliaia di anni.
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