Il ritrovamento: 31 marzo 1871
Il 31 marzo 1871, un operaio sta scavando le fondamenta di una casa a Tresivio.
A un certo punto, la vanga colpisce qualcosa di duro. Non è una roccia qualsiasi. È una stele. Con un’iscrizione incisa.
La notizia si sparge subito. La stele viene studiata, misurata, disegnata. Ma il suo significato resta, in buona parte, un mistero.
Oggi quel reperto è conservato al MVSA – Museo Valtellinese di Storia ed Arte di Sondrio, ed è considerato uno dei documenti più importanti per capire chi abitava la Valtellina prima dei Romani.
Chi l’ha scritta e quando
La stele è stata realizzata da una popolazione che viveva in queste valli prima della conquista romana.
Gli studiosi la collegano al mondo retico e a quello camuno, cioè alle genti che abitavano le Alpi centrali tra il I millennio a.C. e i primi secoli dell’era romana.
L’alfabeto usato è molto simile a quello delle famose iscrizioni retiche e delle incisioni della Val Camonica.
L’iscrizione è breve, ma densa di nomi e formule. Compare il nome Sondrio (o qualcosa di molto simile), scritto in una forma antica che ha fatto discutere gli studiosi per decenni.
Alcuni leggono “Sondrio di qua e di là”, altri propongono interpretazioni diverse. Il punto fermo è uno: la stele è una delle testimonianze più antiche del nome del capoluogo valtellinese.
Perché è così importante
La Stele di Tresivio non è importante solo per Tresivio o per Sondrio.
È uno dei reperti archeologici di maggior valore storico e archeologico non solo della provincia di Sondrio, ma di tutta la Valtellina.
Perché:
- è una delle poche iscrizioni lunghe e complesse in alfabeto retico trovate in Valtellina;
- conserva un nome di luogo che possiamo ancora riconoscere oggi;
- ci racconta chi abitava queste valli prima dell’arrivo di Roma, come si chiamavano, come scrivevano.
Per questo, nel 2021, in occasione del 150° anniversario del ritrovamento, il Comune di Sondrio e il MVSA hanno organizzato un incontro online dedicato proprio alla stele, con archeologi e studiosi del settore.
Dove si trova oggi
La stele non è più a Tresivio.
Dopo il ritrovamento, è stata trasferita a Sondrio, dove oggi è conservata ed esposta al MVSA – Museo Valtellinese di Storia ed Arte, in via Maurizio Quadrio.
Se vuoi vederla dal vivo, devi quindi andare al museo. Ma il suo luogo di origine resta Tresivio: il paese dove è emersa dalla terra, durante uno scavo di fine Ottocento.
La targa in Piazza Fontana e il lavoro di Giorgio Gianoncelli
In Piazza Fontana, a Tresivio, c’è un dettaglio che molti passanti non notano.
Sulla facciata della casa costruita proprio nel punto in cui, nel 1871, fu trovata la stele, lo storico locale Giorgio Gianoncelli ha fatto mettere una targa commemorativa.
La targa ricorda il ritrovamento e segna esattamente il luogo in cui la stele è emersa dalla terra, più di centocinquant’anni fa.
Giorgio Gianoncelli è una figura centrale per la storia di Tresivio. Ha dedicato anni di ricerche al suo paese, raccogliendo documenti, studiando archivi e scrivendo numerosi testi per far conoscere la storia locale. Molti dei libri e dei documenti che raccontano Tresivio oggi portano la sua firma o si basano sul suo lavoro.
Quella targa non è solo un ricordo: è il segno di un impegno costante per tenere viva la memoria del paese.
Quello che va detto chiaramente
Non tutto quello che si dice sulla Stele di Tresivio è documentato.
Alcune ricostruzioni parlano di “messaggi nascosti”, “profezie” o “lingue perdute”. Sono suggestioni, ma non hanno basi scientifiche.
Quello che sappiamo con certezza è che:
- la stele è stata trovata il 31 marzo 1871 a Tresivio;
- è scritta in alfabeto retico, simile a quello delle incisioni rupestri della Val Camonica;
- è conservata al MVSA di Sondrio;
- è uno dei reperti più importanti per la storia antica della Valtellina.
Il resto è ancora oggetto di studio e di dibattito tra gli specialisti.